
Concorso Euroflora 2025. Progetto finalista
Progetto generale per Euroflora 2025
Concorso in due fasi. Progetto finalista
Localizzazione: Genova
Anno: 2023
Superficie: 8ha circa
Committente: Porto Antico di Genova Spa
Progetto architettonico: Matteo Lavarello, Antonio Lavarello, Marta Lavarello, Paola Sabbion
Collaboratori: Agnese Clavarino, Anna Sala, Benedetta Vaccari
Consulenza illuminotecnica: Mirella Vivioli
Immagini: Vibe archviz studio – Fabio Valido
La proposta progettuale presentata per il concorso relativo al progetto generale di Euroflora 2025 presso il Waterfront di Levante agisce su tre livelli: prevede la valorizzazione di piazzale Kennedy come luogo spettacolare e come dispositivo di interscambio comunicativo con la città, la realizzazione di un equilibrio tra continuità e varietà dell’esperienza di visita, un’ipotesi di disposizione dei differenti tipi di espositori secondo le caratteristiche degli spazi espositivi.
Rinascita e continuità
I temi della “rinascita” e della “rigenerazione” a cui l’ente organizzatore ha scelto di dedicare Euroflora 2025 sono stati declinati attraverso una riflessione sulla storia dell’area costiera circostante la foce del Bisagno.
Si tratta di luoghi rinati più volte, e ogni volta con funzioni diverse: a levante della foce si susseguirono il lazzaretto, i cantieri navali, il Villaggio Balneare, il quartiere residenziale progettato da Luigi Carlo Daneri intorno a piazza Rossetti fino al luna park della seconda metà del XX secolo. A ponente della foce i vecchi Bagni Strega nei primi anni ’60 del ‘900 lasciarono il posto ai padiglioni e ai riempimenti della Fiera di Genova, integrata nel corso del tempo da nuove addizioni e attualmente oggetto del progetto di riqualificazione che condurrà al nuovo Waterfront di Levante. Pur nel turbinare incessante dello sviluppo urbano, un elemento architettonico torna ripetutamente a caratterizzare le diverse vite che questa parte di città si trova a vivere; si tratta di strutture leggere ed effimere, imponenti nelle dimensioni complessive ma fatte di piccoli mezzi montabili e smontabili agevolmente e rapidamente: le impalcature provvisionali dei cantieri navali, la torre a traliccio e i padiglioni del Villaggio Balneare, le cabine e i pontili dei Bagni Strega, le scenografie e le attrazioni colorate e luminose del luna park, oltre che i ponteggi dei grandi cantieri per la costruzione dei palazzi di piazza Rossetti, della nuova fiera, degli edifici previsti dal progetto del Waterfront.
Proprio al cantiere della Fiera, allora in piena costruzione – il Palasport era ancora al livello degli scavi di fondazione – si ispirava la scenografia di ingresso per la prima edizione del Salone Nautico (1962), progettata da Marco Lavarello: un grande cubo realizzato in tubi Innocenti, da cui si protendeva un’ampia pensilina, accoglieva i visitatori, che potevano scorgerlo da lontano giungendo da viale Brigate Partigiane e che venivano poi condotti da un percorso coperto al Padiglione C, l’unico allora completo, dove si svolgeva la fiera della nautica.
Il progetto che presentiamo intende mettere in relazione Euroflora 2025 con questa lunga storia di rinascite successive sempre diverse e sempre in qualche modo simili, proponendo l’ossimoro urbano della permanenza dell’effimero come filo conduttore capace di legare l’eterogenea sequenza di spazi che accoglieranno l’esposizione.
A partire dal piazzale di ingresso una serie di strutture realizzate con gli elementi prefabbricati di un sistema di ponteggio multidirezionale, costituiscono il contrappunto verticale alle superfici espositive verdi e accompagnano in forme differenti ma riconoscibili la visita dall’inizio alla fine, contribuendo ad orientare il pubblico come punti di riferimento visibili da lontano. Tali costruzioni sono declinate nelle dimensioni e nelle caratteristiche a seconda del tipo di spazio in cui si collocano e del layout planimetrico con cui si combinano: in qualche caso sono arricchite da tessuti colorati e in qualche caso da verde verticale, possono rappresentare il supporto per elementi comunicativi e la struttura per percorsi sopraelevati, accogliere al loro interno giochi d’acqua che allietino i visitatori anche dal punto di vista sonoro. Nel grande spazio aperto di piazzale Kennedy, dove si confrontano con la scala ampia della città, della distesa del mare e delle navi, e dove possono essere utilizzati per segnalare alla città la presenza di Euroflora, questi elementi raggiungono proporzioni considerevoli, mentre all’interno dei padiglioni e nella tensostruttura si confrontano in modo equilibrato con gli edifici che li contengono.
Oltre al ricordo delle innumerevoli rinascite dell’area alla Foce del Bisagno, questi grandi ponteggi dalle forme geometriche pure, possono richiamare alla mente il cantiere che, quando l’esposizione inaugurerà, avrà appena finito di cambiare il volto di questa importante parte della città; la suggestione è che esso abbia finito per essere fagocitato dalle piante, dai fiori e dall’acqua di Euroflora, tranne alcune vestigia che ancora si stagliano imponenti.
Le strutture previste da questo progetto, semplici nella concezione tecnologica ma imponenti per proporzioni e per forma, ricordano inoltre quelle infrastrutture scenografiche che rappresentano uno degli elementi salienti nella storia della floralie genovese, capaci di produrre un effetto estetico sorprendente pur nella loro logica ingegneristica. Se nei ponti di diversa foggia che hanno caratterizzato le edizioni degli anni ’70, ’80 e ’90 la sobrietà era quella del legno, qui l’immagine di lineare e semplice è data dall’uso della prefabbricazione metallica. Questa imponente semplicità gioca per contrasto con il rigoglio della vegetazione e anche l’animato disordine degli allestimenti che ha sempre contraddistinto, in senso positivo, Euroflora; è importante che, perché la vivacità non sconfini nel caos, vi sia un impianto planimetrico ordinato e alcuni elementi che costituiscano dei punti fermi nel paesaggio variopinto dell’esposizione. D’altronde proprio il linguaggio estetico lineare di queste strutture scenografiche evita che esse si impongano sui contenuti espositivi, che è sempre bene che siano al centro dell’attenzione; possono quindi essere assimilati a grandi monumenti circondati dal denso tessuto edilizio di una città e dalla vita che vi svolge.
Infine, è importante segnalare come anche l’utilizzo dell’acqua – elemento che possiede un valore estetico, acustico e simbolico – all’interno di alcune delle strutture verticali che punteggiano gli spazi espositivi, costituisce un riferimento alla tradizione della manifestazione, dalle edizioni più lontane nel tempo sino all’ultima svoltasi nel 2022 da noi progettata. In questo caso l’acqua sottolinea, in forma di cascata verticale, la presenza dei totem metallici, instaurando un dialogo tra la libertà naturale del liquido e la rigidità artificiale della griglia che la contiene, con un richiamo alle installazioni della serie Waterfall realizzate dall’artista Olafur Eliasson.
Leit-motiv, varietà e alternanza
Se le strutture prefabbricate rappresentano un leit-motiv che unifica quanto più possibile l’esperienza di visita, sopperendo alla frammentazione degli spazi che accoglieranno l’esposizione, occorre evitare anche che la lunghezza del percorso produca una noiosa ripetitività. L’intento è quindi di realizzare un armonico equilibrio tra continuità e alternanza, combinando quindi il fil rouge dei grandi totem effimeri con una variegata successione di layout planimetrici dalle caratteristiche differenti, anche allo scopo di accogliere al meglio i diversi tipi di espositori e di produzioni florovivaistiche che possono così essere destinati ad ambienti eterogenei.
In particolare, si alternano pattern impostati su diverse regole geometriche, ora più rettilinei (piazzale Kennedy, tensostruttura, piano primo del Padiglione Blu), ora più organici e curvilinei (Palasport, piano terra del Padiglione Blu).
Pluralità di percorsi
Il progetto prevede per tutte le sezioni della mostra sistemi di percorsi quanto più possibile capillari, che offrano una pluralità di alternative, al triplice scopo di evitare la faticosa monotonia di un lungo percorso obbligato (uno dei rischi che abbiamo individuato in premessa), di dare la possibilità ad ogni visitatore di costruirsi un proprio personale percorso rispetto ai contenuti espositivi che più lo attraggono e infine di rendere più fluidi i movimenti del pubblico, in particolare nei momenti di maggiore affollamento. In questo senso la presenza diffusa delle strutture verticali a cui già si è fatto cenno costituisce la garanzia affinché il carattere vagamente labirintico dei layout planimetrici che caratterizzano le diverse parti dell’esposizione resti un elemento di gradevole sorpresa senza impedire ai visitatori di orientarsi agevolmente all’interno di Euroflora.
Le aree dell’esposizione
PIAZZALE DI INGRESSO
Il progetto organizza lo spazio di ingresso alla mostra come una vera e propria piazza, caratterizzata da ampie dimensioni e da una forma e pensata per accogliere il flusso di visitatori proveniente da viale Brigate Partigiane e indirizzarlo verso i varchi di accesso che immettono in piazzale Kennedy, dalle funzioni richieste dalle linee guida – il centro servizi e la biglietteria – collocate in due volumi distinti e dalla presenza di tre grandi strutture monumentali, realizzate con strutture metalliche prefabbricate multidirezionali. Si tratta di tre prismi a base triangolare con la faccia sommitale inclinata ad accentuarne la geometria acuminata, di altezze comprese tra i 20 e i 15 metri; due sono disposti a segnare l’ingresso nella piazza, come una sorta di portale, il terzo in fondo ad essa, a chiudere la prospettiva. Lo scheletro modulare è arricchito nella parte alta da triangoli colorati realizzati con teli microforati da ponteggio opportunamente ancorati alla struttura, un materiale semplice e ordinario ma al tempo stesso resistente e capace di produrre interessanti effetti di trasparenza. Una delle due torri di ingresso è caratterizzata da diverse tonalità di verde, a ricordare i contenuti dell’esposizione, l’altra da diverse tonalità di azzurro-blu, a richiamare il mare poco distante, mentre la terza torre vede mescolarsi verde e azzurro, a rappresentare l’unione delle due componenti di questa Euroflora al Waterfront di Levante; la fascia di base di ciascuna delle torri è rivestita con pannelli che riportano il logo della manifestazione. Si può immaginare che tali strutture possano diventare il supporto per eventuali ledwall o megaschermi di altro tipo. Per conferire un’immagine unitaria alla piazza, anche le costruzioni, di tipo standardizzato, che ospiteranno il centro servizi e la biglietteria, sono rivestite da una griglia metallica uguale a quella delle torri, a sua volta fasciata con i teli nelle diverse tonalità di verde e azzurro previste per i triangoli tessili inseriti nelle strutture verticali.
Affinché le grandi strutture metalliche di piazzale Kennedy costituiscano davvero una vetrina di Euroflora rivolta alla città e non solo, si è immaginato che possano essere dotate di un’illuminazione notturna, che comunichi in modo spettacolare la presenza della manifestazione anche quando essa non è attiva. Il sistema di illuminazione delle torri e della passerella è basato su corpi luminosi lineari collocati in corrispondenza dei teli colorati.
PIAZZALE KENNEDY
Il layout proposto prevede articolare il percorso di visita in modo più ricco e vario rispetto al lungo (270 m) boulevard centrale che caratterizzerà la sistemazione definitiva del parco che, tanto più dovendo essere utilizzato all’andata e al ritorno, rischia di produrre nel pubblico la monotona sensazione di sfilare per centinaia di metri una rassegna di aiuole affiancate le une alle altre. La planimetria pensata per Euroflora prevede quindi la realizzazione provvisoria di alcune aiuole nella parte centrale del viale e la posa altrettanto temporanea di alcuni tratti di nuovi percorsi sulle aiuole laterali, al fine di suddividere la percorrenza longitudinale (est-ovest) in più percorsi paralleli, intersecati a cadenza regolare da piazze trasversali di ampiezze diverse, che funzionano come “collettori” e “scambiatori” dei diversi flussi. Al visitatore vengono quindi offerte più alternative di visita e la possibilità di procedere in modo non banalmente rettilineo, ma zigzagando anche sulle base dei contenuti espositivi che più gli interessano. Immediatamente a ridosso dei varchi di accesso si trova comunque un ampio slargo iniziale, che consente di ricevere agevolmente il flusso in ingresso prima che esso si distribuisca nei diversi percorsi paralleli; in corrispondenza di questo slargo vi è inoltre la possibilità di scegliere di accorciare il percorso evitando di percorrere interamente piazzale Kennedy e dirigendosi direttamente ad altre sezioni della mostra.
La distribuzione più capillare dei percorsi contribuirà a diluire i flussi e a migliorare la percezione visiva delle aree espositive, smorzando l’effetto “muro di folla” che si riscontra nei giorni di maggiore frequentazione. Si è immaginato che nell’area di piazzale Kennedy possano essere collocati, in virtù della vicinanza del mare e dei rischi legati alla presenza di aerosol marino espositori con produzioni nell’ambito dell’ambiente mediterraneo e del giardino subtropicale secco: palme, cicadee, arbusti, erbacee perenni, con l’accortezza di distribuire gli alberi e le piante di altezza maggiore lungo i margini dell’area, in particolare a proteggere l’esposizione rispetto alla città, e intorno all’ampia piazza centrale. Si potrà valutare di collocare nell’area di piazzale Kennedy espositori che portino essenze destinabili ad una collocazione permanente nel parco di futura realizzazione, secondo quanto previsto dal progetto. Tale opportunità potrebbe essere l’occasione per lanciare un importante messaggio di rinascita e di gestione sostenibile della manifestazione. Le strutture verticali disposte in quest’area consentono di ridurre percettivamente la lunghezza complessiva dell’area di piazzale Kennedy, che per il visitatore potrebbe risultare disorientante e al tempo stesso monotona visto il profilo sostanzialmente piatto, costituendo altrettanti punti di riferimento, totem riconoscibili capaci di orientare la visita e di chiudere le prospettive che a partire dall’ingresso si aprono in sequenza. Oltre alle torri dell’ingresso già descritte, nell’area di piazzale Kennedy si prevede infatti la realizzazione di altre due grandi costruzioni in elementi metallici prefabbricati:
– un’altra grande torre triangolare (h 13 m), collocata nello spazio aperto al centro del parco e arricchita da triangoli tessili di diverse tonalità di gialli e rossi (a richiamare la componente floreale della manifestazione); la torre inoltre sorgerà da una vasca d’acqua anch’essa triangolare, nella quale verrà riversata acqua dalla sommità della torre stessa;
– una passerella panoramica posizionata al margine orientale dell’area, a fare da sfondo alla lunga distesa orizzontale del parco.
La passerella panoramica è pensata come un dispositivo per osservare dall’alto (7,30 m) in primo luogo le aree espositive, ma anche la città – l’architettura razionaliste di piazza Rossetti – la costa e la distesa cangiante del mare, sia come elemento di conclusione prospettica del grande spazio espositivo all’aperto, sia come potente richiamo visivo rivolto alla città, così come peraltro le torri dell’ingresso e quella posta al centro di piazzale Kennedy. La configurazione del percorso aereo, con le diverse rampe a scendere e a salire (in questo caso il percorso è obbligato) e la passeggiata sommitale che si intersecano all’interno della griglia metallica, produce una costruzione complessa e articolata, una sorta di castello effimero coronato anch’esso da teli di diverse tonalità di blu e verde. Il percorso in quota è disegnato in modo tale da consentire di affacciarsi dall’alto in tutte le direzioni.
IL GETTO D’ACQUA
Al termine del lungo asse prospettico di viale Brigate Partigiane, in corrispondenza di uno dei pennelli in cemento armato che proteggono la foce del Bisagno, è prevista la realizzazione di un getto d’acqua verticale dell’altezza di circa 60 m, prodotto attraverso l’utilizzo di acqua di mare e collocato ad una distanza dagli spazi frequentati dal pubblico e dalle aree espositive (oltre 70 m) tale da impedire il rischio che essi siano raggiunti dalla nebulizzazione dell’acqua. Il getto, ispirato al celebre Jet d’eau situato sul lago Lemano di fronte a Ginevra (altezza 140 m) e visibile da grande distanza (sin dagli spazi antistanti la stazione Brignole), costituisce un imponente e vivace elemento di richiamo non solo per i visitatori che si trovano all’ingresso della mostra, o nell’area di piazzale Kennedy o per quelli che transitano – proprio di fronte ad esso – in direzione del Palasport, ma anche nei confronti del resto della città e dei passeggeri degli aerei in atterraggio e di quelli delle navi da crociera, dei traghetti e degli altri natanti che escono o entrano del porto. Il getto d’acqua è illuminato con una serie di proiettori con la possibilità di variazioni cromatiche attraverso i canali RGB.
PALASPORT
Conclusa la visita all’area di piazzale Kennedy, il pubblico può spostarsi in direzione del Palasport, con la possibilità di ammirare da distanza ravvicinata il grande getto d’acqua con il mare sullo sfondo. Già nell’ultima parte di piazzale Kennedy i visitatori vengono condotti da alcune aiuole di forma sinuosa verso il padiglione circolare. Nel piazzale antistante il Palasport tali aiuole avvolgono completamente i flussi, orientandoli verso l’ingresso ad esso; le essenze prescelte sono bambù (Phyllostachys bissetii o analogo, h circa 2,5 m) a costituire quinte verticali e una varietà di bambù nano (Pseudosasa shibuyanus) per i tappeti orizzontali. Le quinte di bambù incorniciano una torre ottagonale realizzata con strutture multidirezionali, che anticipa quelle collocate all’interno del padiglione, e un punto informazioni affacciato sul piazzale e occultano un gruppo di servizi igienici e spazi tecnici collocati nella parte residuale dell’area. Le quinte di bambù proseguono all’interno dell’atrio del Palasport accompagnando il movimento dei visitatori verso l’accesso alla sala centrale e introducendo negli asettici spazi del futuro centro commerciale la presenza del verde; similmente altre quinte accompagneranno l’uscita attraverso l’atrio posto sul lato opposto del padiglione.
Nella logica dell’alternanza tra layout più rettilinei e altri più organici e assecondando la geometria dettata dalla forma circolare della sala centrale, la pianta delle aree espositive all’interno del Palasport – che occupano interamente lo spazio reso libero dalla rimozione provvisoria di tutte le tribune e sedute mobili, purtroppo estremamente ridotto rispetto a quello della vecchia sala – è caratterizzata da percorsi dall’andamento curvilineo che si snodano attorno alle polarità rappresentate da cinque torri ottagonali (h 7,8 m). Le torri, realizzate con gli stessi elementi metallici di quelle collocate in piazzale Kennedy, riprendono il tema delle vestigia del cantiere e della permanenza delle strutture leggere e si dispongono attorno al nodo centrale dell’elemento strutturale di copertura del padiglione, il “mozzo” della cosiddetta “ruota di bicicletta”, esaltandone l’importanza e la monumentalità. Al tempo stesso tali elementi verticali sono collocati secondo una fuga prospettica che in corrispondenza dell’ingresso suggerisce una maggiore profondità dello spazio. In questo caso le strutture sostengono esemplari di piante ricadenti (p. es. Parthenocissus quinquefolia, Lonicera nitida, Hedera helix), instaurando così un dialogo tra la rigidità geometrica della griglia e il rigoglio della vegetazione. Inoltre, il verde verticale accentua l’immagine che auspichiamo possa caratterizzare il padiglione, non solo grazie alla copertura vetrata del Palasport che richiama l’idea di una serra ricca di felci e piante esotiche, ma anche attraverso il contributo dei singoli espositori: l’intenzione è, per quanto possibile, di indirizzare nel padiglione circolare vivaisti, floricoltori, enti gestori (ad es. orti botanici), enti locali (p. es. parte della collezione di felci arboree del Comune di Genova) attivi nella produzione di essenze tipiche del giardino tropicale umido.
Al fine di integrare maggiormente il contenitore architettonico della sala centrale del Palasport con il contenuto che essa ospiterà in occasione di Euroflora, nascondendo i seggiolini, si è previsto di collocare sulle gradinate fisse (non utilizzabili come aree espositive) altri esemplari di bambù (h 2,5 m).
TENSOSTRUTTURA E SPECCHIO ACQUEO
Il pubblico fuoriesce dalla sala centrale del Palasport accompagnato da quinte curvilinee di bambù.
Immediatamente all’esterno del padiglione sarà possibile affacciarsi dall’alto sulle aree espositive coperte dalla grande tensostruttura, cogliendone da una prospettiva privilegiata il pattern a grandi esagoni. Tale disegno planimetrico si inserisce nell’alternanza di cui già abbiamo fatto menzione: dopo le morbide curve del Palasport ecco percorsi zigzaganti e angoli netti. Il layout pur nella sua semplicità geometrica consente di ottenere quella complessità e pluralità di percorsi che ci siamo posti come uno degli obiettivi del progetto, combinando aree in cui i percorsi sono più capillari con ampie piazze esagonali in cui il pubblico si può raccogliere per ridistribuirsi nuovamente. A orientare i movimenti e a proseguire il fil rouge che accomuna le diverse sezioni dell’esposizione si trovano altre torri (h 7,8 m) realizzate con sistemi multidirezionali; in questa area tali elementi verticali hanno forma esagonale e sorgono da una vasca d’acqua posta alla base, su cui dalla sommità della struttura si riversa una cascata. Un grande esagono, realizzato in parte utilizzando i pontili galleggianti presenti nelle Marina, è posto a cavallo tra l’acqua e il suolo, a suggerire la continuità tra lo spazio coperto e lo specchio acqueo antistante.
In quest’area, a rinsaldare il legame tra l’esposizione e il mare circostante, sarebbe auspicabile la collocazione di espositori con produzioni legate all’ambiente mediterraneo (p. es. la collettiva della Regione Liguria e/o altri vivaisti liguri); ai margini dell’area, allo scopo di rendere più raccolto lo spazio, si suggerisce la disposizione di espositori che portino esemplari di essenze a portamento arboreo, sempre di ambito mediterraneo (ad esempio agrumi, ulivi, sughere, etc.). A contrasto con il colore bianco uniforme della tensostruttura si immagina di ospitare nelle aiuole esagonali collezioni di piante orticole, arbusti e piante perenni fiorite i cui colori sarebbero particolarmente valorizzati in questo spazio.
Il tema delle torri e degli esagoni prosegue lungo lo specchio acqueo e accompagna sia visivamente sia con il suono dell’acqua il transito del pubblico in direzione del Padiglione Blu. Tre piattaforme galleggianti realizzate utilizzando come base i pontili esistenti sono collocate al centro del bacino come base per altrettante torri, due delle quali sono caratterizzate da cascate che utilizzano acqua marina, mentre quella centrale ospita piante ricadenti all’interno della struttura e un parterre verde di piante di bambù nano sulla piattaforma sottostante.
PADIGLIONE BLU
A richiamare l’attenzione dei visitatori provenienti dal ponticello che attraversa lo specchio acqueo della Marina, al centro della banchina antistante il padiglione progettato da Jean Nouvel, al di sotto del generoso sporto del tetto blu, si staglia una torre triangolare alta circa 20 m, dello stesso tipo degli elementi scenografici presenti nelle altre sezioni della mostra. Un grosso tubo metallico, di colore giallo sale fino alla sommità della struttura per lasciar cadere in mare un fiotto scrosciante di acqua (marina); questo elemento mescola l’immagine pop di un rubinetto gigante con il tema concettuale del dialogo tra la naturalità dell’acqua e l’artificialità della struttura che la contiene.
Al piano terra del Padiglione Blu, in accordo con il principio di alternanza già enunciato, il layout è costituito, dopo gli esagoni della tensostruttura, da grandi cerchi variamente suddivisi e attraversati da percorsi diagonali; il disegno può essere adattato in modo flessibile alle esigenze espositive che si manifesteranno nel corso della manifestazione. Ognuno dei grandi cerchi potrebbe avere un’omogenea caratterizzazione tematica dal punto di vista delle produzioni esposte: tra le macrocategorie che potrebbero essere indirizzate in questa sezione della mostra ci sono le piante da interno, le cactacee, le acidofile, le piante forestali; uno dei cerchi, suddiviso in settori, potrebbe essere interamente dedicato ai partecipanti al concorso per paesaggisti tradizionalmente organizzato nell’ambito di Euroflora.
I landmark verticali qui sono rappresentati dalle stesse torri esagonali arricchite da vasche e cascate d’acqua presenti nella tensostruttura e nello specchio acqueo.
La pianta del primo piano è caratterizzata da un pattern di percorsi diagonali distribuiti in modo capillare, che in questo caso intersecano aree espositive di forma rettangolare, tornando così ad una geometria cartesiana dopo gli spazi circolari del piano terreno, mentre le strutture verticali qui presenti presentano una forma triangolare; l’acqua, lasciata cadere dall’alto dai grandi tubi colorati, in questo caso si immette in vasche cilindriche altrettanto colorate collocate di fronte ai totem. Nelle intersezioni tra i percorsi si aprono piccole piazze utili a rendere più scorrevoli i flussi del pubblico e più varia e articolata l’esperienza di visita, mentre l’impianto planimetrico regolare consente di rispondere in modo flessibile per adattarsi prontamente alle più varie esigenze espositive.
In questa sezione della mostra potrebbero essere accolte le esposizioni di fiori e fronde recisi, oltre che, ad esempio, espositori che portino orchidee, piante legate al giardino roccioso e piante fiorite di vario tipo. Agli estremi del grande spazio si trovano due spazi dedicati alle composizioni floreali; tali spazi si configurano come due corti chiuse sul perimetro e isolate visivamente dal resto del padiglione, al fine di consentire un’esposizione e una percezione più “museali”.
I bonsai trovano collocazione in un lungo bancone espositivo che percorre interamente il padiglione in senso longitudinale. La struttura che ospita i bonsai funge anche da mascheratura dell’area destinata al Mercato Verde, collocata sul retro del padiglione.
